Il sito dell'associazione famiglie adottive dell'alto Vicentino

Il Redattore Sociale intervista la presidente del CARE Monya Ferritti

Famiglie adottive e affidatarie insieme: “Più servizi per il postadozione”

Nasce il Care, coordinamento che riunisce 15 associazioni e 4.600
famiglie in tutta Italia. La presidente Monya Ferritti: “Per le famiglie
il momento più delicato è quello dopo l’adozione, ma in molte regioni
mancano i servizi”
BOLOGNA – Quindici associazioni, 1.600 soci e 4.600 famiglie
rappresentate in tutta Italia. Sono i numeri del Care, il neonato
coordinamento di associazioni di famiglie affidatarie e adottive, frutto di un
lavoro di rete avviato nel 2009. La nascita del coordinamento, che a
ottobre si è costituito in associazione di secondo livello, avviene in un
momento in cui da più parti si parla di un calo delle coppie disponibili ad
adottare, complice la crisi economica. “Secondo noi però non è questa la
questione principale”, spiega la presidente Monya Ferritti, “per le famiglie il
momento più difficile è quello della post-adozione: ma i servizi per
affrontare questa fase in molte regioni, specie al sud, sono assenti. Chi fa
un’adozione internazionale può rivolgersi all’ente tramite cui è arrivata
l’adozione, ma in questo caso i servizi si pagano”. La post-adozione
diventa così anche il momento più difficile dal punto di vista economico.
La nascita del coordinamento ha proprio lo scopo di portare questo tipo di
problemi sul tavolo delle istituzioni. “L’obiettivo principale”, spiega la
presidente, “è di fungere da interfaccia con le istituzioni nei tavoli
nazionali, regionali e provinciali sui temi dei minori, dell’adozione e
dell’affido”. In particolare il Care mira a un confronto con la Commissione
adozioni internazionali (Cai), “che stando al regolamento dovrebbe avere al
suo interno tre membri provenienti da associazioni dei familiari, mentre al
momento non è così”.
Fra i membri del Care prevalgono le famiglie adottive, ma anche quelle
affidatarie vivono una situazione non semplice. In questo caso il motivo è
la lentezza burocratica, “che spesso fa superare il limite di due anni
previsto per i progetti di recupero delle famiglie d’origine dei bambini”,
spiega Ferritti. “Il risultato è che si creano dei legami affettivi molto
profondi con i minori, con tutte le criticità che ne conseguono”.
Le quindici associazioni che fanno parte del Care sono: Genitori di… cuore,
Genitori si diventa, Agape, Zorba, Aga, Afaiv, Famiglie adottive Alto
Vicentino, Il brutto anatroccolo, Dammi la mano, Batya, Dalla parte dei
bambini, L’altromarsupio, Famiglie adottive online, La casa dei sogni, e
GenitoriChe. “Si tratta nella maggior parte dei casi di associazioni attive a
livello locale, con una forte territorializzazione”, conclude la presidente,
“mettersi in rete serve anche a contare di più a livello nazionale”. Per
informazioni: info@coordinamentocare.org. (ps)

Chi è abbonato con Il Redattore Sociale può leggere l’articolo online al seguente indirizzo http://www.redattoresociale.it/DettaglioNotizie.aspx?idNews=370563

This entry was posted in News. Bookmark the permalink.

Comments are closed.